Dal drappo alla ‘inchioda’: il Palio di Asti in sintesi


Le origini del Palio di Asti si perdono nella notte dei tempi.

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San Secondo, in un incisione del XIX Secolo

La festa per celebrare San Secondo, patrono della città, si celebra infatti fin dal XII secolo e i primi cenni relativi la corsa di cavalli montati a pelo risalgono al 1275. Anno in cui, secondo quanto scritto da Guglielmo Ventura, speziale e cronista di fatti astigiani dell’epoca, gli astigiani corsero il Palio sotto le mura della città di Alba, provocando danni e devastazioni alle vigne della città rivale.

Da allora, la corsa si è svolta pressoché costantemente, sia pure con due importanti eccezione (rispettivamente 70 e 30 anni d’interruzione) nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo, quest’ultima in seguito alla Seconda Guerra Mondiale.

Ripresa a partire dal 1967, e da allora mai più interrotta, la tradizione paliofila è ormai insita nel DNA degli astigiani. Che, sia pure in modo meno fragoroso rispetto ai cugini-rivali di Siena, la vivono con bruciante intensità. Dalla “stima” del drappo destinato al vincitore, che avviene a maggio in occasione dei festeggiamenti del Patrono, a tutto il ricco corollario della corsa vera e propria.

Girovagando per la città (e per la Provincia, poiché il Palio di Asti, a differenza di quello senese, vede anche la partecipazione di alcuni Comuni esterni al capoluogo) nelle settimane che precedono l’evento, ci si imbatterà nel caleidoscopio di colori dei 21 Rioni, Borghi e Comuni che parteciperanno alla corsa e alla fitta serie di appuntamenti che la precedono.

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Il drappo realizzato dal Maestro Mauro Chessa

Si possono così scoprire rivalità – storica ed accesissima, ad esempio, quella tra il Borgo 3T (Tanaro-Trincere-Torrazzo, zona sud della città) e il centralissimo Rione San Secondo – e constatare quanto l’evento catalizzi l’attenzione dei paliofili. Con un duplice obiettivo: aggiudicarsi l’ambitissimo drappo, realizzato quest’anno dal pittore torinese Mauro Chessa, ed evitare l’inchioda (ossia l’acciuga) con l’insalata, “premio” destinato al nono e ultimo classificato della finale.

Che, come avviene dal 1988, si svolgerà sul percorso in terra battuta realizzato nella centralissima piazza Alfieri. Percorso, reso particolarmente ostico dalla conformazione triangolare della piazza, che i cavalli in gara dovranno percorrere (con o senza fantino in groppa, poiché è attribuibile la vittoria anche a un cavallo ‘scosso’) tre volte, per una percorrenza totale di circa 1.350 metri.

Meritano però una citazione anche gli altri premi, destinati dal secondo al quinto classificato, ovvero una borsa di monete d’argento (2°), degli speroni (3°), un gallo vivo (4°) e una coccarda (5°).

Fermo restando, comunque, che già accedere alla finalissima – essendosi quindi classificati tre i primi tre in una delle tre batterie eliminatorie da nove partecipanti – è già un ragguardevole traguardo, soprattutto considerando la sempre agguerritissima concorrenza.


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Asti non è solo il nome commerciale di un vino molto esportato, ma soprattutto una città piemontese dalle grandi potenzialità. Qui potete trovare informazioni sui più interessanti eventi in programma sul territorio.

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