Quirico racconta come la follia umana ha distrutto Aleppo


Riconfermandosi un imprescindibile punto di riferimento culturale e sociale cittadino, il centralissimo Palazzo Mazzetti ospita, fino al 20 maggio prossimo, la mostra Aleppo. Come è stata uccisa una città. Un’esposizione, curata dal giornalista astigiano Domenico Quirico, inviato speciale del quotidiano La Stampa, davvero straordinaria nella propria dolorosa unicità.


Come si uccide una città intera? A poco a poco, smontandola. Tagliando le vene delle strade ad una ad una, schiacciando sotto le macerie i luoghi di incontro, le piazze, le moschee, i caffè, fino ad inaridirli. 


Locandina mostra Aleppo

Così Quirico sintetizza il senso della sua nuova mostra (il cui allestimento è stato progettato da Federico Bollarino, che con il giornalista aveva già realizzato la mostra Dal nostro inviato al fronte, ospitata a Palazzo Mazzetti nel 2015), che ripercorre i cinque anni di guerra (dal 2011 al 2016) che hanno coinvolto Aleppo, nella martoriata Siria. Attraverso un allestimento multimediale, il visitatore viene immerso nella realtà della città siriana e dei suoi abitanti, rappresentati dalle voci di attori che narrano momenti di drammatica quotidianità.

Figure quali lo studente, il cecchino, il maestro di scuola, la giovane donna, la famiglia di migranti prendono vita di fronte al visitatore che si ritrova a percorrere spazi di città ricreati con installazioni, gigantografie e video. 


Non è attraverso piantine, avanzate, ritirate, comunicati, annunci, che si può raccontare e capire Aleppo; non puoi toccare le parole se non gli viene data una forma umana.


Il percorso espositivo diventa pertanto esperienza diretta: il visitatore prende coscienza del baratro in cui è caduta Aleppo, città millenaria il cui centro storico era stato proclamato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Una città moderna, motore economico della Siria, con una popolazione di quasi due milioni di abitanti, il che la rendeva la più popolosa del Paese, che nel 2011 aveva abbracciato i venti di rinnovamento della cosiddetta Primavera Araba. Istanze democratiche degenerate in una brutale guerra civile, in cui ogni cittadino è stato costretto – suo malgrado – a schierarsi contro altri concittadini.


Apparteniamo al popolo di coloro che la guerra ha sorpreso in un luogo, ci ha come pietrificati a una linea del fronte, a una piega della battaglia: siamo diventati automaticamente gente di Bashar o ribelli, senza che nessuno ci abbia mai chiesto il parere, una adesione, una scelta ideologica.


Dopo un’introduzione che illustra il contesto storico-politico nel quale si sono svolti i fatti, la mostra concentra l’attenzione su quanto la guerra abbia modificato drasticamente la vita degli abitanti, nelle abitudini quotidiane di cittadini del terzo millennio, nel significato dei rapporti umani, degli affetti, dell’esistenza stessa.

Nelle dieci sezioni che la compongono, il visitatore incontra personaggi diversi e ascolta la loro testimonianza; attraversa gli ambienti vivendo di persona il senso di disagio, pericolo e inquietudine che le diverse installazioni intendono ricreare. Come la simulazione del bombardamento, vissuto dall’interno di un’aula scolastica, nella quale sono gli stessi visitatori a sedere nei banchi e a subire la violenta emozione dell’attacco da parte delle forze governative.

La Fondazione Palazzo Mazzetti che, grazie alla sua offerta culturale è da anni un riferimento per le scuole del Piemonte, per l’occasione propone esercitazioni didattiche che stimolino gli studenti a guardare ai fatti di attualità con occhio diverso e a sperimentare forme di scrittura giornalistica.

In quest’ottica è stato adottato quale complemento alla mostra, l’ultimo libro scritto da Domenico Quirico, Succede ad Aleppo, edito da Laterza nell’ottobre scorso.

La mostra Aleppo. Come è stata uccisa una città è promossa da Fondazione Palazzo Mazzetti, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e Città di Asti, con il patrocinio del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Regione Piemonte, Provincia di Asti, Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe Roero e Monferrato.

Per maggiori informazioni: Fondazione Palazzo Mazzetti – Corso Alfieri 357, Asti – tel. 0141 530403 – www.palazzomazzetti.itinfo@palazzomazzetti.it


Informazioni su Link_AT

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