Grazie alla magia della Sfilata Storica il Palio fa rivivere i fasti medioevali


Sbandieratori Foto di Pino FioreAd una settimana dall’altrettanto amata Sfilata Contadina del Festival delle Sagre, si svolge l’imponente Sfilata del Palio di Asti, che rievoca i fasti medioevali della Città di Asti. Ogni gruppo partecipante è preceduto dal Vessillifero coi colori del Borgo, Rione o Comune, cui fanno seguito i figuranti in costume che danno vita ad un tema storico variato ogni anno.

I costumi, fedeli riproduzioni d’epoca, sono realizzati dalle sartorie di borgo e si rifanno a dipinti e affreschi di età medievale. Un lavoro minuzioso e certosino per trovare tessuti, fogge e accessori, acconciature e attrezzature storicamente corrette. Basti pensare che per realizzare il costume di una dama vengono impiegati sino a dodici metri di velluto.

Il corteo, che prenderà il via domenica alle 14 da piazza Cattedrale, si svilupperà lungo via Caracciolo, piazza Cairoli, corso Alfieri, via Gobetti, piazza San Secondo, via Garibaldi, via Gardini e arrivo in piazza Alfieri.

Ma approfondiamo gli aspetti di questa manifestazione, partendo dal raccontare l’A.S.T.A. il Gruppo del Capitano e il Carroccio Astese

 

Sbandieratori dell’A.S.T.A., il Gruppo del Comune e il Carroccio Astese

Apertura Corteo StoricoIn testa al corteo sfileranno i componenti dell’Associazione Sbandieratori di Tradizione Astigiana (A.S.T.A.), nata nel 1968 in seguito alla ripresa della corsa avvenuta l’anno precedente e dal 1970 insignita del prestigioso titolo di Sbandieratori del Palio di Asti.

Il gruppo rappresenta un vero e proprio biglietto da visita del Palio in Italia e nel Mondo, tanto che si è esibito ripetutamente in vari paesi tra cui Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Irlanda, Scozia, Svezia, Portogallo, Belgio, U.S.A (New York, Miami, Atlanta), Giappone (Tokio, Kyoto, Osaka) ricevendo sempre il caloroso apprezzamento del pubblico e importanti riconoscimenti.

Subito dopo di loro, sfilerà il Gruppo del Comune, composto dal Capitano del Palio (Michele Gandolfo, alla sua prima esperienza in questo fondamentale ruolo) e dal suo seguito a cavallo. I costumi del gruppo del Comune, realizzati su bozzetti dello sceno­grafo astigiano Eugenio Guglielminetti, richia­mano i colori della città ed esaltano le funzioni di magistrati e cavalieri che hanno il non facile compito di sovrinten­dere allo svolgimento della corsa. Il Capitano ed i suoi Magistrati sono i garanti della corretta interpretazio­ne del regolamento; in caso di gravi inottemperanze, possono anche comminare sanzioni.

In chiusura del corteo sfila invece il Carroccio, elemento che rappresenta gli antichi carri da guerra e che viene scortato da una schiera di armigeri in rappre­sentanza dei ventuno partecipanti. Il Carroccio astese, trainato da tre coppie di candidi buoi, porta, come vuole la tradizione, le insegne della città (croce bianca in campo rosso), il gallo in ferro battuto simbolo delle libertà comunali ed il Palio, ambito premio del vincitore della corsa. Gli altri premi – la borsa di monete d’argento, gli speroni, il gallo vivo, la coccarda e l’acciuga – precedono il Carroccio e sono portati da altret­tanti messi comunali.

 

Rioni, Borghi e Comuni protagonisti del Corteo

Comune di Montechiaro
Colori: bianco e celeste
Rettore: Roberto Fava

Il Comune di Montechiaro, situato a 15 km da Asti in posizione collinare, fondato dagli astigiani nel XIII secolo, conserva un pregevole centro storico medievale, con resti di fortifi cazioni. Poco fuori dall’abitato, su di un poggio, si erge la Chiesa di San Nazario, gemma del romanico risalente, probabilmente, al XII secolo. Suggestiva anche la pieve di Santa Maria Assunta di Pisenzana con fondazioni protoromaniche, chiesa cimiteriale sino al 1894. Il Comune di Montechiaro ha vinto il Palio nel 1981.

Il corteo nuziale di Valentina Visconti e Luigi di Valois
Il Comune di Montechiaro apre il corteo storico del cinquantennale della ripresa del Palio di Asti con la rievocazione del matrimonio, avvenuto nel 1389, di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, signore di Asti e di Milano, con Luigi di Valois, duca di Turenne nonché fratello del re di Francia Carlo VI. Luigi di Valois giunge con il principe Amedeo d’Acaia e il duca di Mantova Francesco Gonzaga, mentre notabili e dignitari innalzano i vessilli raffi guranti il suo stemma gentilizio, uno scudo azzurro seminato di gigli dorati e lambellato di grigio.

Valentina Visconti è invece accompagnata dalle dame e dalle nobildonne della sua corte, recanti il simbolo araldico familiare, il Biscione con un uomo di colore tra le fauci. Valentina portava in dote Asti e numerosi paesi del territorio, tra i quali figurava Mons Clarus, villa nova fondata dal comune astigiano nel 1200 quando novantatré homines dei preesistenti borghi di Pisenzana, Mairano, Malesco e Cortanze diventarono cittadini astesi giurando fedeltà al Comune di Asti, che s’impegnò nell’edificazione, nel consolidamento e nella difesa della villa nova, solido avamposto contro il Marchese del Monferrato.

 

Rione San Secondo
Colori: bianco e rosso
Rettore: Mauro Nebbiolo

Il Rione San Secondo, comunemente detto “del Santo” porta il nome del Santo Patrono. Situato nel cuore della città, comprende, tra l’altro, Piazza Alfieri, sede della corsa. La Collegiata di San Secondo (risalente, nelle forme riconducibili a quelle attuali, al sec. XIII) ha sede nel rione, e conserva, nella cripta, una preziosa urna d’argento che custodisce le spoglie mortali del Santo nel cui nome si corre il Palio. Su piazza San Secondo si affacciano i più importanti palazzi della Città: Palazzo Civico di gusto settecentesco su preesistenze medievali, Palazzo degli Antichi tribunali in cui si amministrava la giustizia, Palazzo del Podestà. San Secondo ha vinto il Palio nel 1982, nell’edizione del Giubileo del 2000 e nel 2007

I vizi in cavalcata e la virtù in parata
Nella seconda metà del XV secolo, a seguito delle ferventi predicazioni di San Bernardino da Siena, in molte chiese dell’area subalpina, ad Asti così come in altre località, furono realizzati cicli pittorici che ne recepivano il messaggio dottrinale basato su simboli e immagini di facile comprensione e di profondo impatto emotivo. Uno dei soggetti più utilizzati come monito ed esortazione per i fedeli fu la “cavalcata dei vizi”: i sette vizi capitali, e cioè Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia, venivano rappresentati come personaggi femminili facilmente riconoscibili dall’aspetto e dall’atteggiamento, condotti incatenati all’Inferno da cavalcature allegoriche.

Contrapposto ai vizi, ad indicare l’unica strada per ottenere l’eterna salvezza, si raffigurava il “settenario delle Virtù”: Fede, Speranza, Carità, Giustizia, Prudenza, Fortezza e Temperanza, rappresentate come dame dall’aspetto celestiale che incedono a piedi recando i simboli che le identificano.

 

Rione San Silvestro
Colori: oro e argento
Rettore: Maria Teresa Perosino

Il Rione San Silvestro si trova nel cuore della città nei pressi della Torre Troyana o dell’Orologio. La chiesa attuale, da cui prende il nome e i colori, è stata consacrata nel 1870; sorge sul sedime della primitiva chiesa romanica consacrata da Papa Urbano II nel 1096. La figura storica a cui si ispira il Rione è quella di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo Visconti, signore di Asti e di Milano. San Silvestro ha vinto un solo Palio, quello a cui è stata abbinata la Lotteria nazionale, nel 1992.

22 settembre: la festa di San Maurizio
Insieme a San Silvestro, Sant’Espedito, San Gaudenzio e San Michele, San Maurizio è protettore del Rione Oro Argento. Comandante di una legione romana inviata nell’Elvezia dall’imperatore Maximiano, Maurizio si rifiutò di perseguitare le popolazioni cristiane e venne giustiziato presso Agauno nel 287 dopo Cristo. Il culto del martire si diffuse attraverso la Savoia e la Valle d’Aosta e poi lungo la Via Francigena verso la Terrasanta, con fondazione di chiese e ricetti ospedalieri per i pellegrini a lui intitolati. Quale uomo d’arme nell’iconografi a tradizionale viene rappresentato con l’armatura e l’insegna dalla “croce trifogliata bianca in campo nero od oro”, che figura sugli edifici a lui dedicati.

Per i pellegrini che giungono ad Asti percorrendo la via Longobarda, ai piedi del Castelvecchio, nel territorio di San Silvestro, viene costruita la chiesa di San Maurizio con annesso ospedale, presente ancora nel 1455. L’edificio dedicato al martire, protettore di fabbri ed armaioli, era posto al centro di un complesso di botteghe artigiane, detto “Ventina degli Spadari”, ove a fine Trecento operavano coniatori e pittori di stendardi, oltre a mercanti, lombardi e a funzionari orleanesi. Il Rione Oro Argento rievoca una festa in onore di San Maurizio con il popolo di San Silvestro che lo ringrazia per la protezione nel lavoro quotidiano. Seguendo le tradizioni degli antichi laudari religiosi medioevali, il Santo viene rappresentato in tutta la sua fierezza, con esaltazione delle reliquie e dei simboli che lo identificano.

 

Borgo San Pietro
Colori: rosso e verde
Rettore: Anna Maria La Mattina

Il Borgo si colloca a est su una antica area suburbana, nei pressi dell’antica strada romana. L’elemento indubbiamente più importante del borgo è il pregevole complesso monumentale di San Pietro che comprende la rotonda del Santo Sepolcro (XII secolo), la casa priorale, l’ospedale dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme e la cappella Valperga (XV secolo). Il complesso ospita anche il Civico Museo Archeologico. San Pietro ha vinto il Palio nel 1968, nel 1969, nel 1973 e nel 1983

Hec Somnia. Esperienze oniriche nel Medioevo
Per gli uomini del Medioevo i sogni rappresentano preziose esperienze soprannaturali, talvolta miracolosi, come testimonia il caso del milanese Gian Paolino Brivio capitano di Asti (1425 – 1439) che venne guarito da una cancrena alla gamba dal Santo martire Pietro da Verona apparsogli in sogno. Ma i sogni non erano popolati soltanto da creature fantastiche e santi miracolosi o dalle melodie delle sfere che facevano sorridere i neonati quando dormivano. La Chiesa metteva in guardia dai sogni fallaci perché, pur sembrando di natura divina, potevano nascondere messaggi del demonio. Il borgo San Pietro affronta il tema del “somno et vigilia”, con i suo simboli onirici, portatori di significati più grandi di quelli del quotidiano dell’uomo medievale.

 

Rione San Paolo
Colori: oro e rosso
Rettore: Giovanni Schillaci

Il Rione San Paolo, situato al limite meridionale del centro storico medievale, è sicuramente uno dei più estesi ed uno dei più antichi. Già nel 1292 si trova traccia della chiesa di San Paolo che, secondo gli studiosi, era stata eretta presso il muro di cinta della città. L’attuale chiesa di San Paolo, da cui prende il nome il rione, è stata costruita intorno al 1790 in stile corinzio e custodisce, tra l’altro, il Palio che il Rione ha vinto nel 1975, settecentesimo anniversario della corsa. San Paolo ha poi vinto nel 1978, nel 1979, nel 1993 e nel 2015

La “Danse de Macabre”: allegria del rapporto tra l’uomo e la morte
Il Rione San Paolo intende presentare nella sua sfilata la “Danse de Macabre”, la danza macabra illustrata in innumerevoli affreschi dal XII al XV secolo in Italia e in Europa – secondo un’iconografi a attestata anche nell’Astigiano presso la Canonica di Vezzolano in cui sono raffigurati uomini e donne di diversa estrazione sociale che danzano con la Morte e talvolta scambiano con essa un dialogo amaro e rassegnato. Il corteo si apre con i potenti, imperatori, Papi, cardinali e nobili, per poi procedere via via con dame e cavalieri, artigiani, contadine, poveri, ragazzi e bambini. Le varie raffigurazioni della Morte, avvolte dai loro sudari, si aggirano invitando gli uomini a ballare mentre alcuni musicanti scheletrici accompagnano la Danza con i loro strumenti. Alcune fi gure sono il perfetto contraltare del vivente di cui hanno preso il posto e ne indossano gli attributi mondani: corone per i re oppure strumenti di lavoro per gli artigiani.

 

Borgo Torretta
Colori: Bianco, rosso e blu
Rettore: Giovanni Spandonaro

Il Borgo si trova alle porte della città, a occidente. La sua denominazione ricorda la antica torre che era utilizzata per vigilare la frequentatissima strada per Torino. Dal 1578 al 1801 fu attivo il Convento dei Cappuccini di cui si conserva ancora parte dell’edifi cio e rimane il ricordo nell’omonima località situata ai limiti del Borgo. Alla ripresa del Palio ha corso sotto la denominazione Torretta – Santa Caterina fi no alla separazione, avvenuta nel 1969; dal 1970 il Borgo ha corso autonomamente con la denominazione Torretta Nostra Signora di Lourdes. Ha vinto il Palio nel 1976, nel 2004 e nel 2013

L’epoca d’oro dei mercanti
Nel Medioevo le associazioni mercantili astigiane, Societas mercandie e Societas Mercatorum de Ast tenevano le redini della città: i mercanti astigiani in patria esercitavano un’influenza determinante sulla vita politica, all’estero praticavano il commercio al minuto e intessevano relazioni d’affari con ministri, principi e con i sovrani in ogni parte d’Europa. Gli Astigiani si occupavano del commercio delle materie prime e delle merci confezionate, di ciò che serve ad ornarsi e ad armarsi, a nutrirsi e a vestirsi, specialmente delle tele di canapa e dei panni di lana, che importavano grezzi ed esportavano a torselli.

Numerosi erano gli artigiani che possedevano telai a due licci e che erano maestri nell’intrecciare, ordire e formare l’invergatura. Il podestà, entro un mese dal suo ingresso, doveva eleggere quattro inquisitori che avevano l’incarico di investigare se i panni erano prodotti a regola d’arte. Non mancavano, infine, rapporti commerciali con l’Oriente: da quelle terre lontane provenivano, infatti, pietre preziose, seta, cotone, droghe, pepe, incenso, profumi, zucchero, cannella, e anche qualche schiavo.

 

Rione San Martino San Rocco
Colori: Bianco e verde
Rettore: Daniele Bruzzone

Nella parte sud occidentale della città si estende il Rione San Martino San Rocco che occupa, per tre quarti, quello che fu il centro antico di Asti dove si possono ammirare le torri e le dimore di nobili famiglie astigiane quali i Pelletta, i Malabayla e i Roero. Questi ultimi, importanti mercanti e banchieri, ebbero torri, palazzi e caseforti nella via omonima che ancora oggi congiunge corso Alfieri con piazza San Giuseppe e piazzetta San Rocco, cuore del Rione. A testimonianza dell’importanza del casato dei Roero, in epoca medievale, in quella via non era consentito il passo ai funerali ed era interdetto il passaggio di condannati. San Martino San Rocco ha vinto il Palio nel 1984, nel 1985 e nel 2012

Giochi e passatempi dell’Asti Medioevale
Giovan Giorgio Alione definiva Asti come una “terra de solacz”, ossia di divertimenti: infatti, oltre alle feste annuali della corsa del Palio e della processione del Corpus Domini, gli Astigiani coglievano ogni occasione di svago. Il gioco si praticava ovunque, per le strade e soprattutto nelle piazze dei mercati poiché nelle case private, nelle botteghe e nei luoghi semichiusi era proibito.

Uno dei giochi più amati era quello dei dadi e in particolare la “Zara”. I giochi con le tavole venivano considerati, insieme agli scacchi, il tipico divertimento della nobiltà, e tra questi l’arithmomachia, o ludus philosophorum, era il passatempo privilegiato dalle persone colte. I bambini e le fanciulle si dilettavano all’aperto con il cerchio e rincorrendosi a “mosca cieca”, mentre era riservato agli uomini l’utile e nobile esercizio del tiro alla balestra. Vivamente osteggiato era invece il ludus pugillorum (il pugilato dell’epoca), praticato prevalentemente tra le classi popolari.

 

Rione Santa Caterina
Colori: rosso e celeste
Rettore: Nicoletta Sozio

Il nome del Rione deriva dalla pregevole chiesa parrocchiale (sec. XVIII) dedicata a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto. Adiacente alla chiesa si ammira la Torre Rossa o di San Secondo in laterizi e arenaria che, nella parte
inferiore, conserva la struttura della porta palatina di epoca romana (I secolo d.C.), sopraelevata poi in età medievale (XI secolo). Il primo Palio è stato vinto nel 1970. Ha poi nuovamente vinto nel 2003 e nel 2014.

 

Il corallo “fiore di sangue” principio di virtù
Il corallo è simbolo di vita nei miti di molte culture, è ornamento ma anche talismano potente per disperdere il male e le disgrazie. Il cristianesimo ha raccolto e assimilato l’eredità di diverse credenze ed ha esaltato il corallo nell’iconografia, trasformando i rossi rami che il mito voleva nati dal sangue di Medusa in prezioso simbolo del sangue di Cristo. I coralli rappresentavano il dono per eccellenza dato alle giovani spose e ai neonati. Era infatti consuetudine far indossare ai neonati pendenti formati da rametti di corallo, ma anche somministrare come medicinale la polvere da esso ricavata per la prevenzione e la cura delle crisi epilettiche, degli incubi e dei dolori della dentizione. Grani rossi di corallo erano utilizzati per realizzare le corone del Rosario.

In alcune pale di altare oggetti in corallo – fili di perle o di rametti di notevoli dimensioni – decoravano troni o baldacchini che accolgono Maria e Gesù Bambino. Il corallo è presente nelle raffigurazioni del Bambino del XIV e XV secolo, quale ad esempio la bella tela della Madonna con Bambino o Madonna delle ciliegie presso l’altare laterale della chiesa di Viatosto.

 

Borgo San Marzanotto
Colori: Oro e blu
Rettore: Marisa Cerato

San Marzanotto, borgo arroccato sulle colline a sud della città, al di là del Tanaro, è l’antico “Sanctum Marcianus”, citato nel diploma mediante il quale Federico Barbarossa nel 1159 conferma alla Città di Asti le località del distretto. Fuori dall’odierno abitato, su una collina che si affaccia sulla valle del Tanaro, sorge, a testimonianza dell’epoca medievale, il castello di Belangero, antico feudo della nobile famiglia Asinari. San Marzanotto

Gli Asinari
Gli Asinari sono una delle famiglie più antiche del patriziato medievale astigiano, tra le più influenti e attive nel commercio e in seguito nell’attività di prestito su pegno. Lo stemma della famiglia, su uno scudo blu con il bordo rosso e argento, porta al centro una torre d’ oro, il cimiero raffigura un asino nascente, il motto, riportato alla base dello stemma, recita “tutto al fin vola”. La famiglia, a capo di vaste ed importanti attività finanziarie all’estero, si suddivise in diversi rami: gli Asinari di San Marzano attivi prevalentemente in Borgogna, gli Asinari di Camerano che scelsero come area d’azione i Paesi Bassi e la Svizzera, i rami di Casasco, di Dusino e di Costigliole. In Asti la prima attestazione della partecipazione di un membro della famiglia alle cariche pubbliche si ha con Rozone, console del Comune nel 1197. Da quel momento la partecipazione politica degli Asinari fu continua ed essi occuparono i maggiori uffici comunali e le cariche di governo più prestigiose.

 

Comune di Canelli
Colori: Bianco e azzurro
Rettore: Giancarlo Benedetti

Canelli, centro spumantiero noto a livello internazionale, si trova a 30 km a sud di Asti. Il paese, dominato dall’imponente mole del castello Gancia, ha il suo fulcro nella produzione vinicola di alta qualità dovuta, soprattutto, a terreni particolarmente vocati per la coltivazione del vitigno moscato, “padre” del rinomato Asti Spumante.
Canelli ha vinto il Palio nel 1974.

Vini e uve: pedaggi, tasse, leggi e privilegi
Gli Statuta Revarum Civitatis Ast, pervenuti nella versione del 1377, sono la raccolta degli ordinamenti che regolano nel Comune di Asti e nel suo distretto la riscossione di gabelle, dazi e pedaggi. Poche sono le città che hanno ordinamenti fiscali così precisi, i quali permettevano una costante e cospicua entrata di denaro nelle casse comunali, anche se una parte spettava all’appaltatore ed ai vari signori che si susseguirono al governo della città. Fin dall’epoca dei Liguri e dei Romani, il territorio di Asti è famoso per le sue uve ed i suoi vini. Il vino è merce primaria per il consumo ed al dazio relativo sono dedicati vari capitoli negli Statuta, che regolano la vendita di vino al dettaglio, l’importazione di vino e uve, la vendita del vino all’ingrosso, la mescita.

Giornalmente alle tre porte di Asti (San Pietro, San Quirico, Sant’Antonio) i gabellieri esigono il pedaggio sulle merci che entrano in città, sotto pena della loro confisca, compresi gli animali da soma, nel caso si eluda il pagamento. Godono di franchigia i religiosi, i frati e le monache dei Conventi di Sant’Agnese, Sant’Anastasio, Santo Spirito e Sant’Anna; durante la dominazione orleanese sono esenti anche il duca, il governatore ed i castellani, ma solo per il consumo famigliare. Per portare l’uva in città, si pagano tre soldi a carrata, ovvero bigoncia da carro, sei denari ogni soma, due denari per cesta.

Nel capitolo relativo al vino all’ingrosso si scopre che vige una legislazione particolare per vini e produttori cittadini e vengono elencate condizioni che definiscono il “forestiero”; vengono però esclusi da questa categoria sacerdoti e poveri che abitano in città, che “a ragione” vanno considerati cittadini di Asti. Interessanti negli Statuta anche le citazioni relative al vino tagliato o “loira” e all’uva “agresta” usata per le “salse asprigne”, condimento per le carni lesse. Il corteo rievoca mercanti e popolani di Canelli che portano in città prodotti vitivinicoli e pagano ad una porta della cinta muraria gli importi dovuti nelle mani dei gabellieri e dell’Appaltatore.

 

Borgo Viatosto
Colori: Bianco e azzurro
Rettore: Roberto Boero

Il Borgo Viatosto anticamente detto Ripa Rupta – si trova all’estremo nord della città, su un colle, graziosamente raccolto intorno alla chiesetta della Madonna di Viatosto, intatto, pregevole esempio di romanico. Dal sagrato della chiesa si può godere il singolare panorama della città di Asti. Viatosto, insieme con Don Bosco, ha vinto il Palio nel 1967, 1971 e 1980. Dal 1981 Don Bosco e Viatosto hanno costituito due rioni distinti.

La simbologia all’interno della chiesa di Viatosto
L’interno della bella chiesa di Viatosto è ricco di una simbologia che spesso sfugge agli occhi dei visitatori o dei fedeli, ma che riflette il prestigioso Medioevo astese. Il Borgo Viatosto la ricostruisce in parte per il corteo storico, mantenendo l’effettiva disposizione degli emblemi presenti nelle tre navate. Apre il corteo l’Agnello con un vessillo crociato avvolti da un cordone, simbolo cristologico e della Corporazione dei Lanieri. Seguono due conchiglie e le insegne della Città di Asti.

E’ quindi la volta della croce ottagona dei Cavalieri Gerosolimitani e di una stella, forse simbolo di un altro ordine religioso. Due archi composti da foglie di quercia dividono idealmente l’area relativa all’altare dal resto dell’edificio sacro. Nei capitelli anteriori sono raffigurati il Sole e la Luna. E’ poi la volta degli stemmi delle nobili case degli Asinari, dei Ricci e dei Roero, grazie ai cui lasciti furono possibili l’ampliamento alle dimensioni attuali e la decorazione del tempio intorno alla metà del XIV secolo. Poco oltre l’entrata sono raffigurati due leoni e la spiga di grano, simbolo del Borgo. Sul portale sono rappresentati gli stemmi delle famiglie Scarampi e Layolo.

Chiude la sfilata la raffigurazione di una foglia di vite, presente nella parte alta dell’esterno della chiesa, che rievoca la tradizionale coltivazione presente ancora oggi nelle colline circostanti.

 

Comune di Castell’Alfero
Colori: Azzurro, bianco e oro
Rettore: Paolo Tognin

Ammesso alla corsa per la prima volta nel 1989, Castell’Alfero, situato a 12 km da Asti in posizione collinare, è rinomato per la produzione vinicola e per il castello dalle linee settecentesche già appartenuto ai conti Amico, ora sede del Comune. Nota ai più la frazione Callianetto che, secondo la tradizione, avrebbe dato i natali alla popolare maschera piemontese “Gianduia”. Castell’Alfero ha vinto il Palio nel 1997 e nel 1998.

Il primo Podestà di Asti: Guido da Landriano 1190
Guido da Landriano, console e comandante dell’esercito della Lega, uomo di vasta esperienza militare, ebbe un ruolo decisivo nella lotta contro il Barbarossa. Podestà di Ferrara nel 1179, il 30 aprile 1183 giurò di mantenere salda la pace che stava per essere stipulata davanti ai messi imperiali, il vescovo di Asti e il marchese Enrico Guercio. Nel 1190 ricoprì per primo la carica di podestà di Asti e lasciò in città un ricordo estremamente positivo tanto che, quasi un secolo dopo, il cronista Ogerio Alfieri lo ricordava come un uomo buono e onesto, che molto si era adoperato per il comune astigiano.

Guido da Landriano portò con sé ad Asti, oltre alla sua famiglia privata, anche una “famiglia pubblica”, ovvero un nucleo di collaboratori di sua fiducia, una specie di corte costituita da giudici, notai e uomini d’arme destinati a mantenere l’ordine pubblico. Intorno agli anni della podesteria di Guido andò definendosi anche la villa di Castell’Alfero, precoce esempio di intervento insediativo del Comune di Asti alla ricerca di un consolidamento del controllo territoriale lungo il corso del torrente Versa.

 

Comune di San Damiano
Colori: Rosso e blu
Rettore: Annamaria Spadafora

Situato a 15 km da Asti, il Comune di San Damiano è centro agricolo di primaria importanza, soprattutto per la produzione frutticola e vinicola. Fondato nel 1275, nello stesso anno in cui ad Asti si consolidava la tradizione del Palio, conserva la storica pianta rettangolare e una medievale torre cilindrica.
Il Comune di San Damiano ha vinto il Palio nel 2011.

La simbologia medioevale della luna tra scienza, misteri e credenze
Per l’uomo medievale la luna racchiudeva molti significati: era legata alla donna, alla fertilità, alla morte e alla rinascita. Inoltre, era un simbolo di processi ciclici. Nell’iconografi a sacra la luna era associata alla Vergine Maria, raffigurata con la falce di luna, il principio femminile che porta la luce nel buio della notte. Secondo alcuni studi, il 30 agosto 1168 si verificò il lunistizio (massima declinazione lunare che si verifica ogni 18 anni e mezzo) e su questo particolare asse di orientamento lunare sarebbe stato impostato il progetto architettonico della chiesa di Santa Maria di Vezzolano.

Nelle credenze popolari le fasi lunari influenzavano tutti gli aspetti della vita umana: alla luna nuova o nera, magica ed esoterica, si imputavano presagi, guarigioni dalle malattie e stregonerie. La luna piena invece, associata ad un cerchio o ad una ruota simboli di fortuna e del trascorrere del tempo, era collegata al parto, alle nascite e alla raccolta delle erbe officinali. La luna crescente era considerata di buon auspicio per la semina delle colture e delle messi. La luna calante, infine, segnava la fine della raccolta delle uve e dei frutti. Il corteo rosso blu rappresenta la simbologia lunare attraverso simboli astronomici, oggetti e strumenti di misurazione riferiti a studi e tavole dei primi anni del quattrocento.

 

 

Comune di Moncalvo
Colori: Bianco e rosso
Rettore: Filippo Raimondo

Importante centro monferrino, Moncalvo dista 20 km da Asti ed è noto per la sua indiscussa tradizione enogastronomica e per essere stato capitale del Marchesato di Monferrato. Ricco di storia, le cui vestigia si possono ammirare ancora oggi – chiesa di San Francesco, bastioni, chiesa della Madonna – ha dato i natali a Rosa Vercellana (la Bela Rusin, Contessa di Mirafiori) moglie morganatica di Vittorio Emanuele II. Di antica tradizione e grande richiamo la Fiera Nazionale del Tartufo (ottobre) e la Fiera del Bue Grasso (dicembre). Moncalvo ha vinto il Palio nel 1988, nel 1989, nel 1994 e nel 1995.

Il cervo del Monferrato: emblema di potenza
Esiste un animale che caratterizza a livello iconografico tutto il percorso dinastico dei Marchesi di Monferrato: il cervo. Creatura benefica, purissima e caparbia, simbolo di Cristo e spesso veicolo di miracoli e prodigi, raramente presente nei blasoni familiari, compare invece nel cimiero dei Marchesi di Monferrato: un braccio armato di spada posto tra due corna di cervo e un’aurea corona. Il cervo dimora abitualmente nei fossati dei castelli del marchesato monferrino ed è ritratto in diversi affreschi delle residenze marchionali, per esempio nei palazzi di Casale Monferrato.

Nel duomo di questa città si trova un bassorilievo raffigurante un cervo, animale usato anche in ambito religioso per decorare ogni sorta di arredo. La figura del cervo è usata dai Marchesi di Monferrato quale simbolo di potenza nelle monete, nei gioielli e in qualsivoglia insegna di sovranità. Anche nelle sempre più elaborate feste di corte, il cervo dei Monferrato è esaltato dai teatranti che personificano l’animale, ma anche dai signori che indossano particolari maschere per rendere omaggio al nobile amico, che si crede si lasci sedurre dal suono di una bella voce o dall’armonia di uno strumento musicale

 

Borgo Don Bosco
Colori: Giallo e blu
Rettore: Marco Scassa

Borgo di recente costituzione, si trova nella zona degli ”antichi sbocchi nord” di Asti ed è caratterizzato da ampie aree destinate a verde pubblico oltre ad essere la zona residenziale della città, in cui sorge anche il nuovissimo ospedale. La chiesa, costruita nel 1962, è dedicata a San Giovanni Bosco, figura di educatore e sacerdote di origine astigiana, la cui opera ha di gran lunga valicato i confini cittadini. Originariamente il Borgo Don Bosco ha partecipato al Palio con l’attiguo Borgo Viatosto aggiudicandosi il Drappo nel 1967, 1971, 1980. Dopo la separazione da Viatosto ha ancora vinto nel 1996.

La duchessa Maria di Clèves, signora di Asti
Maria di Clèves, figlia di Adolfo primo duca di Clèves e di Maria di Borgogna e nipote di Giovanni senza Paura, sposò nel 1440, all’età di 14 anni, il quasi cinquantenne Carlo d’Orleans, al suo terzo matrimonio. La nobildonna incoraggiò la propensione letteraria del marito e la loro corte di Blois fu animata da artisti, poeti ed eruditi che formarono una sorta di accademia letteraria. La morte del consorte nel 1465 lasciò Maria di Clèves con due figlie e l’erede al trono, Luigi, di soli tre anni.

Divenne quindi reggente del ducato di Orléans, di Valois, della contea di Blois, di Pavia, Beaumont, Signora di Asti e di Coucy oltre che pretendente al ducato di Milano. Nel 1483 lasciò pieni poteri al figlio Luigi XII, il “padre del popolo” che fu re di Francia dal 1498 al 1° gennaio 1515. Il corteo giallo blu del Borgo Don Bosco rievoca la corte orléanese, animata da poeti ed artisti, e la figura di Maria di Clèves, sotto il cui governo Asti conobbe un periodo di pace, prosperità e di sviluppo culturale.

 

Comune di Baldichieri
Colori: Argento, azzurro e oro
Rettore: Federico Robino

Baldichieri, centro agricolo di antica tradizione situato sulla strada Romana a 10 km a ovest di Asti, è già menzionato in un manoscritto del 1041 (diploma dell’Imperatore Enrico III) con il nome di “Mons Baldecherii”. Il castello medievale che anticamente sorgeva sulla sommità del colle è stato danneggiato a più riprese, in più eventi bellici, sino alla sua completa distruzione nel settecento, durante la guerra di Secessione spagnola. Pregevole la parrocchiale dedicata a San Secondo Martire dal cui sagrato si gode un singolare panorama delle colline circostanti. Non si è ancora aggiudicato il Drappo.

Il mercato astese e la pietra del banco del pesce
Nel ’400 la Collegiata era conosciuta anche come chiesa di San Secondo dei Mercanti ,poiché faceva da sfondo alle attività commerciali che si tenevano sulla piazza antistante e nelle botteghe della zona limitrofa; proprio a causa del commercio particolarmente fiorente, numerosi artigiani si trasferirono in città per essere vicini al mercato, che divenne in questo periodo un luogo di forte richiamo per gli acquirenti dei diversi ceti sociali e per i venditori provenienti da località lontane. Le giornate di mercato erano spesso scelte dalle autorità per infliggere una particolare punizione, la “dichiarazione di fallimento”: gli insolventi erano obbligati ad esporsi in pubblico in camicia e braghe (spesso a natiche scoperte e testa rasata) e a sedersi violentemente sulla “pietra del vituperio”, a volte presa in prestito dal banco del pesce per enfatizzare il disonore, pronunciando ripetutamente la frase “cedo bona”; tale procedura infamante causava al condannato una pesante emarginazione sociale.

 

Borgo Tanaro Trincere Torrazzo
Colori: Bianco e azzurro
Rettore: Thomas Neri

Il vasto Borgo Tanaro Trincere Torrazzo si stende a sud della città e prende il nome dal fiume Tanaro che lambisce Asti a meridione. Borgo popolare per eccellenza, era abitato in particolare da barcaioli, pescatori, lavandaie e ortolani che traevano il loro sostentamento dal fiume. La fertile piana del Tanaro ha sempre dato pregiati frutti ed ancora oggi è fiorente la produzione orticola in serra. Tanaro Trincere Torrazzo ha vinto nel 1990, nel 2002 e nel 2010.

La fontana della giovinezza
Su alcuni capitelli dell’Insigne Collegiata di San Secondo in Asti sono scolpite due colombe che si abbeverano presso una fontana zampillante. La riflessione sul simbolismo del potere salvifico e rigenerante dell’acqua, che nel Battesimo cristiano è fonte di vita eterna per l’anima, durante il Medioevo acquisì anche significati profani, portando alla parallela elaborazione del mito della Fontana della Giovinezza. La leggenda si diffuse nella letteratura cortese e nelle arti figurative, in quei “libris qui romani vocantur”, che il cronista Guglielmo Ventura testimonia fossero molto diffusi in Asti, e nelle decorazioni degli oggetti di lusso di provenienza francese posti in vendita “sub purticu Merzarie” nel Mercato del Santo. Miniature, avori ed affreschi ritraggono una folla di personaggi vecchi e malati che accorre per immergersi alla sorgente miracolosa, uscendone poi ringiovanita e ridente, pronta a tuffarsi con rinnovato ardore nelle schermaglie amorose.
 

 

Rione Cattedrale
Colori: Bianco e azzurro
Rettore: Flavio Arnone

Il Rione della Cattedrale prende il nome dalla pregevole fabbrica gotica che si erge in tutto il suo magico splendore a occidente dell’antico centro storico. Il duomo, che nelle forme attuali risale al XIV secolo con torre campanaria del 1266, rappresentava, nel medioevo, il fulcro della vita astese: nella attigua piazza si svolgeva un importante mercato, e da quella stessa piazza, ancora oggi, prende avvio il corteo storico del Palio. La Cattedrale ha vinto il Palio nel 1977.

Et ego scripsi: donne e affari nei protocolli notarili dell’Archivio Capitolare
Oltre che per la cura delle anime, il Capitolo della Cattedrale ha sempre rappresentato un punto di riferimento per l’aristocrazia astigiana per la stesura – affidata a chierici notai – di documenti quali testamenti, vendite, prestiti e atti di dote. Sebbene la clientela fosse prettamente maschile, non era insolito ritrovare anche fi gure femminili che si rivolgevano ai notai, richiedendo l’intervento del Capitolo o per conto dei mariti o per conto proprio. Il Rione Cattedrale intende appunto far rivivere le figure di alcune di queste importanti dame, che sfilano accompagnate dalle loro insegne e dai simboli del loro potere: Smeralda Buneo, impegnata a vendere e affittare terreni per conto del marito; la giovane Catalina Pelletta, che dona tutti i suoi beni ad Agnesina Turco; Iohannina Malabayla, che riceve dal padre Agostino centocinquanta genovini di dote. Chiude il corteo Linora Pelletta che venne nominata, in seguito alla morte del marito, tutrice dei figli ed erede di notevoli ricchezze.

 

Borgo Santa Maria Nuova
Colori: Rosa e azzurro
Rettore: Barbara Concone

Borgo cittadino tra i più antichi, deve il suo nome alla chiesa omonima già attestata nel 1009. All’interno della chiesa si può ammirare la pala d’altare di Gandolfino da Roreto “Madonna col bambino e coi santi” risalente al 1496. Sino al primo quarto del XIV secolo il borgo sorgeva fuori le mura e ne fu incluso nel 1342, quando Luchino Visconti, Signore di Asti, fece costruire una nuova cerchia di mura. Santa Maria Nuova ha vinto il Palio nel 1972, nel 2000, nel 2005, nel 2006 e nel 2009.

La tradizione delle feste e giochi equestri medievali in Asti Il Palio e la tradizione cavalleresca in Asti
A partire dal XIII secolo anche in Asti si afferma la cultura “cortese” diffusa presso le corti europee: nel 1250 viene creata la Societas Militum, costituita da combattenti a cavallo e nel 1275 risulta già affermata la corsa del Palio, a conferma di una peculiare tradizione cavalleresca testimoniata anche in alcune raffgurazioni trecentesche di giovani cavalieri al galoppo, i quali convergono con un braccio teso verso una dama che tiene due vessilli: immagine che rimanda all’antica consuetudine che prevedeva l’obbligo di toccare il “pallium” per poterselo aggiudicare. Anche la signoria orleanese, che governò la città a partire dal 1389, si impegnò a sostenere la corsa del Palio: nel fondo della tesoreria sono descritte, infatti, le spese sostenute ogni anno per lo svolgimento della festa.

Il corteo si apre con figure di spicco della città di Asti in epoca orleanese, il governatore e il podestà, i giudici e il banditore della corsa; al centro una dama, allegoria degli ideali cavallereschi. Seguono i palii, confezionati dalla famiglia Lupi, che aveva bottega nel borgo di Santa Maria Nuova. Chiudono il corteo i membri dell’aristocrazia locale che accompagnano cavallo e cavaliere pronti a cimentarsi in questa dimostrazione di destrezza, ricca di significati rituali e culturali.

 

Borgo San Lazzaro
Colori: Giallo e verde
Rettore: Silvio Quirico

Il Borgo è situato nella zona est della città oltre porta San Pietro, dove già dal 952 d.C. era presente un Lazzaretto. Il Borgo prende il nome, i colori e lo stemma da ”San Lazzaro dei mendicanti e degli appestati”. Il suo motto è “A temp e leu” (A tempo e luogo opportuni). San Lazzaro ha vinto il Palio nel 1987, nel 1991, nel 1999, nel 2001 e nel 2008.

I rimedi della pediatria medievale nel trattato di Gordonius dedicato alla cura dei piccoli
Forse di origini astesi, Bernardo Gordonius scrisse il Tratado de los ninos, che riporta i rimedi utilizzati in età medievale per le malattie dell’infanzia e fornisce curiosi consigli di puericultura. Il pane rammollito nel latte o in acqua e vino era indicato per lo svezzamento mentre una bevanda di latte materno con olio rosato e farina di papavero bianco era la panacea per l’insonnia. Per alleviare il dolore da dentizione era utile applicare sulle labbra del piccolo, servendosi di una piuma, un balsamo di liquirizia oppure sulle gengive olio di violetta con cera e menta piperita. Olio di camomilla, mirra, anice e cumino creavano un distillato per il male all’orecchio, mentre per la congiuntivite venivano utilizzati impacchi con camomilla e anice.
Una ricetta consigliata univa gommoresina, caglio di capretto, mirtilli, melagrana, allume di rocca per il mal di gola.

Altri medicamenti, invece, utilizzavano chiodi di garofano per il singhiozzo e curcuma per il mal di pancia. Queste sostanze erano vendute nelle botteghe e nei mercati astigiani nel Medioevo, come risulta dagli elenchi riportati negli Statuta Revarum Civitatis Ast. Il Borgo San Lazzaro propone nel suo corteo i momenti di raccolta delle erbe e dei fiori, di preparazione dei medicamenti e di commercio dei preziosi materiali seguiti da quadri viventi raffiguranti la cura dei piccoli. In chiusura dame e damigelle portano in trionfo le materie prime.

 

Comune di Nizza Monferrato
Colori: Giallo e rosso
Rettore: Pier Paolo Verri

Nizza Monferrato, anticamente detta “Nizza della paglia” perché, secondo la tradizione, nella fretta di costruire il borgo, gli abitanti coprirono i tetti con la paglia anziché con i coppi, dista 29 km da Asti ed è centro agricolo e vitivinicolo di notevole importanza, soprattutto per la produzione del vino Barbera (D.O.C.G.) Ricco di vestigia del passato – Palazzo Crova e Palazzo Civico con torre merlata – il Comune di Nizza ha vinto il Palio nel 1986 e nel 2016.

La fondazione di Nizza tra storia e leggenda
Ciò che si sa della fondazione di Nizza della Paglia (Nicia Palearum), l’odierna Nizza Monferrato, è sintesi di leggenda e storia. Lo storico Alberto Migliardi narra che fi no al 1225 le colline che costituiscono la cornice del territorio nicese furono sede del consortile di Acquesana, che riuniva gli antichi abitati di Lanerio, Calamandrana, Garbassola, Quinzano, Castelvecchio, Belmonte e Lintignano. Secondo la fantasiosa versione settecentesca dell’Abate Giulio Cesare Cordara, questi signori si erano resi rei delle peggiori nefandezze, compresa l’imposizione dell’aberrante jus primae noctis. In tale contesto di soprusi e angherie inevitabile fu la rivolta dei terrazzani guidata dall’intraprendenza della giovane Bettina che, volendo preservare la propria verginità senza cedere alle pretese del suo signore, diede inizio alla ribellione che portò all’assalto dei castelli in cui erano rifugiati i nobili del consortile.

Storicamente attestata invece la lunga guerra che in valle Belbo contrappose i potenti Comuni di Alessandria e Asti. Nel settembre del 1225, nello scontro armato avvenuto nelle terre di Calamandrana, la vittoria arrise agli Alessandrini che ebbero la meglio sugli Astigiani e sui loro alleati, tra i quali figuravano i conti di Acquesana. La fondazione di Nizza della Paglia fu conseguente questa vittoria di Alessandria su Asti. La versione più fantasiosa ricollega il nome Nicia alla divinità greca Nike, personificazione della Vittoria, mentre “della paglia” rimanda alle frasche utilizzate, per esigenze di tempo, per la copertura dei tetti.

Nel corteo, Bettina, giovane promessa sposa e guerriera, simbolo di purezza e di spiccate virtù morali, accompagnata dalla figura mitologica di Nike, rende omaggio alla fondazione del futuro libero Comune in un clima festoso e trionfale. 

 


Informazioni su Link_AT

Asti non è solo il nome commerciale di un vino molto esportato, ma soprattutto una città piemontese dalle grandi potenzialità. Qui potete trovare informazioni sui più interessanti eventi in programma sul territorio.

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