Tutti i temi della Sfilata Storica del Palio 2018!


Sbandieratori Foto di Pino Fiore
Sbandieratori in piazza San Secondo

In seguito allo spostamento dalla terza alla prima domenica di settembre della corsa, “gioca” d’anticipo anche l’imponente Sfilata del Palio di Asti, che rievoca i fasti medioevali della Città di Asti. Ognuno dei 21 gruppi partecipanti è preceduto dal Vessillifero coi colori del Borgo, Rione o Comune, cui fanno seguito i figuranti in costume che danno vita ad un tema storico variato ogni anno.

I costumi, fedeli riproduzioni d’epoca, sono realizzati dalle sartorie di borgo e si rifanno a dipinti e affreschi di età medievale. Un lavoro minuzioso e certosino per trovare tessuti, fogge e accessori, acconciature e attrezzature storicamente corrette. Basti pensare che per realizzare il costume di una dama vengono impiegati sino a dodici metri di velluto.

Va inoltre ricordato che, così come avviene ormai dal 1983, il club di Asti del Soroptimist International d’italia, consegnerà la “Pergamena d’autore”  al gruppo che – a insindacabile giudizio di una giuria di esperti scenografi, costumisti, docenti di storia mediovale, registi e attori – avrà saputo meglio rappresentato il tema storico del corteo.

Il corteo, che prenderà il via domenica 2 settembre alle 14 da piazza Cattedrale, si svilupperà lungo via Caracciolo, piazza Cairoli, corso Alfieri, via Gobetti, piazza San Secondo, via Garibaldi, via Gardini e arrivo in piazza Alfieri.

Ma approfondiamo gli aspetti di questa manifestazione, partendo dal raccontare l’A.S.T.A. il Gruppo del Capitano e il Carroccio Astese

Sbandieratori dell’A.S.T.A., il Gruppo del Comune e il Carroccio Astese

Apertura Corteo Storico
L’apertura del corteo di una precedente edizione

In testa al corteo sfileranno i componenti dell’Associazione Sbandieratori di Tradizione Astigiana (A.S.T.A.), nata nel 1968 in seguito alla ripresa della corsa avvenuta l’anno precedente e dal 1970 insignita del prestigioso titolo di Sbandieratori del Palio di Asti.

Il gruppo rappresenta un vero e proprio biglietto da visita del Palio in Italia e nel Mondo, tanto che si è esibito ripetutamente in vari paesi tra cui Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Irlanda, Scozia, Svezia, Portogallo, Belgio, U.S.A (New York, Miami, Atlanta), Giappone (Tokio, Kyoto, Osaka) ricevendo sempre il caloroso apprezzamento del pubblico e importanti riconoscimenti.

Subito dopo di loro, sfilerà il Gruppo del Comune, composto dal Capitano del Palio (Michele Gandolfo, che si calerà per il secondo anno consecutivo in questo fondamentale ruolo) e dal suo seguito a cavallo. I costumi del gruppo del Comune, realizzati su bozzetti del mai dimenticato sceno­grafo astigiano Eugenio Guglielminetti, richia­mano i colori della città ed esaltano le funzioni di magistrati e cavalieri che hanno il non facile compito di sovrinten­dere allo svolgimento della corsa. Il Capitano ed i suoi Magistrati sono i garanti della corretta interpretazio­ne del regolamento; in caso di gravi inottemperanze, possono anche comminare sanzioni.

In chiusura del corteo sfila invece il Carroccio, elemento che rappresenta gli antichi carri da guerra e che viene scortato da una schiera di armigeri in rappre­sentanza dei ventuno partecipanti. Il Carroccio astese, trainato da tre coppie di candidi buoi, porta, come vuole la tradizione, le insegne della città (croce bianca in campo rosso), il gallo in ferro battuto simbolo delle libertà comunali ed il Palio, ambito premio del vincitore della corsa.

Gli altri premi – la borsa di monete d’argento, gli speroni, il gallo vivo, la coccarda e l’acciuga – precedono il Carroccio e sono portati da altret­tanti messi comunali.

Rioni, Borghi e Comuni protagonisti del Corteo

Rione San Silvestro

Colori: oro e argento
Rettore: Maria Teresa Perosino

Il Rione San Silvestro si trova nel cuore della città nei pressi della Torre Troyana o dell’Orologio. La chiesa attuale, da cui prende il nome e i colori, è stata consacrata nel 1870; sorge sul sedime della primitiva chiesa romanica consacrata da Papa Urbano II nel 1096. La figura storica a cui si ispira il Rione è quella di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo Visconti, signore di Asti e di Milano. San Silvestro ha vinto un solo Palio, quello a cui è stata abbinata la Lotteria nazionale, nel 1992.

Magia e poesia negli arcani maggiori del tarocchi
I Naibi, ovvero gli Arcani Minori ed i Semi sul nostro territorio appaiono nel XIII secolo e vengono usati come carte da gioco, mentre per gli Arcani Maggiori si trovano importanti riscontri nel XIV secolo, nel clima del Gotico Internazionale; le carte, come “Trionfi”, vengono utilizzate per intrattenimento, preveggenza e animazione nelle Corti dell’epoca. Nella divinazione questi Arcani si accompagnano a segni zodiacali, numeri della Cabala ebraica ed elementi naturali e rappresentano ventidue momenti o fasi importanti della vita che vengono proposti con personaggi o avvenimenti collegabili alla realtà.

L’utilizzo per pratiche divinatorie ed il simbolismo dei Trionfi hanno donato alle carte dei Tarocchi una speciale aura magica collegata anche alla loro storia che, nel XIV secolo, si incrocia in modo particolare con quello della famiglia Visconti e con la città di Asti. Infatti Valentina, figlia di Gian Galeazzo Visconti, Signore di Milano, aveva con sé un mazzo di Tarocchi quando sostò ad Asti, concessale in dote dal padre, dal 25 al 30 Giugno 1389 durante il viaggio verso Melun, ove avrebbe incontrato lo sposo Luigi, fratello di Carlo VI re di Francia.

Interessante scoprire che proprio dopo l’arrivo in Francia di Valentina, che tanto ascendente ebbe sul re e sulla corte, Carlo VI nel 1392 fece dipingere per il suo “divertimento” tre mazzi di carte “in oro e vari colori, di disegni diversi”, che nel registro dei Conti di Corte risultano costare 56 soldi parigini, pagati a Jacquemin Gringonneur, secondo una nota del Tesoriere reale Charles Pouart. Altro riferimento particolare si ha nell’Inventario di Luigi, Duca di Turenna ed Orléans, Conte di Valois e di Beaumont, nel quale, all’anno 1408, si legge del possesso di “un jeu de quartes serrasines et une quartes de Lombardie” (un gioco di carte saracene e un mazzo di carte di Lombardia).

Il Rione Oro Argento propone nel Corteo i Trionfi degli Arcani Maggiori in solenne “presentazione parlante”: Bagatto, Papessa, Imperatrice, Imperatore, Papa, Amanti, Carro, Giustizia, Eremita, Ruota della Fortuna, Forza, Appeso, Morte, Temperanza, Diavolo, Torre, Stella, Luna, Sole, Giudizio o Angelo, Mondo, presentati dal Matto ed allietati da figure bene auguranti con riferimenti alla realtà medioevale e curiosità scaramantiche dei misteri della vita, fra interpretazioni naturali e sovrannaturali della simbologia.


Comune di San Damiano

Colori: rosso e blu
Rettore: Annamaria Spadafora

Situato a 15 km da Asti, il Comune di San Damiano è centro agricolo di primaria importanza, soprattutto per la produzione frutticola e vinicola. Fondato nel 1275, nello stesso anno in cui ad Asti si consolidava la tradizione del Palio, conserva la storica pianta rettangolare e una medievale torre cilindrica.
Il Comune di San Damiano ha vinto il Palio nel 2011.

I marginali: leggi suntuarie e segni d’infamia
Le leggi suntuarie erano antiche normative atte a disciplinare l’ostentazione del lusso a seconda delle classi sociali, del sesso, dello status economico, religioso o politico. Tali disposizioni assunsero rilievo a partire dal Duecento con l’espandersi degli scambi commerciali, l’arricchimento delle città e il diffondersi della moda di indossare abiti sempre più preziosi, simboli di ricchezza e potere. Ad Asti non si trova traccia di questa normativa il cui scopo era di limitare il lusso delle famiglie abbienti, applicando sanzioni pecuniarie, che portavano denaro nelle casse del comune, rafforzando i precetti morali invocati dalla dalla Chiesa.

Lo comprova il cronista Guglielmo Ventura, descrivendo il modo di vivere dei Guttuari: I Solaro invidiarono i Guttuari perchè erano più ammirevoli tra tutti i vicini: possedevano oro e argento in misura sovrabbondante e superavano gli altri astigiani, per dimore e castelli, torri, cavalli e armi; splendide erano le loro mogli: di bisso e propora erano le loro vesti e i loro copricapi adorni di splendide gemme… ogni giorno forestieri si saziavano alla loro mensa. Tuttavia è probabile che anche ad Asti fossero previste norme precise per differenziare il rango delle fasce sociali.

L’obbligo di portare sugli abiti un segno di riconoscimento, permetteva alla società dominante di raggiungere un compromesso con alcuni individui marginali, accogliendoli nella collettività, ma solo a patto di separarli e segregarli vigilando sulle loro diversità, considerate fonti di pericolo e di disordine sociale. Il colore maggiormente usato per distinguere gli emarginati era il giallo, ma si utilizzavano anche nastri, veli o motivi cuciti sulla veste. Il grigio invece, colore principalmente associato alla cenere, rappresentava la mortificazione del corpo e la compunzione in cui si spegneva ogni passione e ogni desiderio: ciò avveniva in cinere et cilicio, che consisteva nello spogliarsi dei propri abiti per indossare il cilicio sotto una veste cosparsa di cenere.

Gli ebrei erano perseguitati e condannati a portare la rotella: una ruota di panno giallo sul lato sinistro del mantello, mentre le loro donne erano tenute ad indossare un velo giallo e a portare orecchini pendenti ad anelli. I lebbrosi indossavano una tunica di tessuto grezzo e segnalavano la loro presenza con oggetti sonori, quali campanelli appesi ai bastoni, nacchere o crécelle (raganelle) di legno. Emarginati furono anche coloro che rifiutavano i principi della dottrina cattolica: gli eretici furono condannati dalla Santa Inquisizione a portare la croce cucita sulla spalla, segno infamante tra i più umilianti e costretti a camminare pubblicamente a piedi nudi in camicia e brache con un fascio di verghe in mano.

L’esclusione colpiva anche coloro che praticavano mestieri disdicevoli, quali boia, becchini, i mendicanti e i vagabondi, attori e ruffiani indossavano vesti o cappucci rossi, le prostitute erano confinate fuori le mura della città e obbligate a portare un nastro variopinto sulla spalla o un sonaglio. In caso di trasgressione le pene potevano essere pecuniarie o corporali, quali la fustigazione e l’esposizione alla gogna per una giornata. Il corteo rosso blu attraverso la rievocazione rappresenta episodi e scene di vita medievale, secondo i costumi e le usanze del XV secolo.


Rione San Paolo

Colori: Oro e rosso
Rettore: Silvano Ghia

Il Rione San Paolo, situato al limite meridionale del centro storico medievale, è sicuramente uno dei più estesi ed uno dei più antichi. Già nel 1292 si trova traccia della chiesa di San Paolo che, secondo gli studiosi, era stata eretta presso il muro di cinta della città. L’attuale chiesa di San Paolo, da cui prende il nome il rione, è stata costruita intorno al 1790 in stile corinzio e custodisce, tra l’altro, il Palio che il Rione ha vinto nel 1975, settecentesimo anniversario della corsa.
San Paolo ha poi vinto nel 1978, nel 1979, nel 1993 e nel 2015.

Tra sesso e castità: la difficile regolamentazione del meretricio nel libero Comune di Asti
La prostituzione, seppur vista come un’attività riprovevole, era considerata nel medioevo un male necessario, per distogliere l’uomo da vizi più turpi come la sodomia o la masturbazione. Per governare il fenomeno, il Comune di Asti istituì nel 1469 il pubblico postribolo, trasformando alcune case della “Rotae Messine” in un vero e proprio quartiere a luci rosse. La scelta, però, incontrò le ferma opposizione dell’Ordine degli Agostiniani, che avevano il proprio convento nelle vicinanze. A nulla valsero le proteste, e per molto tempo le prostitute e i loro clienti vissero a stretto contatto con i monaci.

Il rione San Paolo vuole rappresentare alcuni aspetti di questa situazione paradossale, in bilico tra gli slanci della fede della religiosità medievale e le tentazioni delle pulsioni terrene. Da una parte alcune meretrici pregano l’intercessione a Santa Maria Maddalena, nella tradizione popolare anch’essa prostituta convertita, nel convento di Santa Maria delle Grazie: chiedono la guarigione di una di esse afflitta da quello che verrà chiamato il “mal francese”. Le condizioni igieniche infatti erano scarse e la diffusione della malattie veneree elevata.

Dall’altra, il priore del convento degli Agostiniani discute animatamente con il podestà delle prostitute, chiamato anche il “Re dei Ribaldi”, referente e interlocutore del mondo del vizio con le istituzioni. Come è facilmente intuibile, la presenza di un bordello crea non pochi problemi all’attività monastica, e distoglie molti frati, soprattutto i novizi più giovani, dall’osservanza degli obblighi della vita conventuale.


Borgo San Marzanotto

Colori: oro e blu
Rettore: Marisa Cerato

San Marzanotto, borgo arroccato sulle colline a sud della città, al di là del Tanaro, è l’antico “Sanctum Marcianus”, citato nel diploma mediante il quale Federico Barbarossa nel 1159 conferma alla Città di Asti le località del distretto.
Fuori dall’odierno abitato, su una collina che si affaccia sulla valle del Tanaro, sorge, a testimonianza dell’epoca medievale, il castello di Belangero, antico feudo della nobile famiglia Asinari.
San Marzanotto non ha ancora al suo attivo alcuna vittoria.

La giustizia è la virtù più difficile della carità ed è scienza più necessaria della medicina
Nel corso del medioevo il diritto mutò rispetto all’epoca romana. Vennero fissate per iscritto consuetudini, conferendo loro forza di legge. Anche Asti ebbe una sua raccolta normativa i cui contenuti originari in parte furono tramandati fino ai giorni nostri dagli Statuti di Asti, esito della stratificazione legislativa della normativa comunale e in seguito approvati da Gian Galeazzo Visconti, Conte di Virtù, nel 1379.

Ad essi vennero aggiunte via via le Additiones che contenevano decreti, patenti e conferme del Consiglio Generale o di Principi, e gli Statuta Revarum o dei dazi, che rivestivano massima importanza in materia fiscale. I pilastri su cui poggiava l’amministrazione della giustizia erano il podestà, i giudici e i giurisperiti che intervenivano nei diversi gradi del giudizio, di natura sia penale sia fiscale. A soddisfazione della parte lesa si comminavano pene pecuniarie e pene corporali.

Mentre le multe venivano suddivise in parti uguali tra la parte lesa, lo scopritore del reato e l’accusatore, le pene corporali – morte per rogo o per impiccagione, mutilazione, fustigazione, che si aggiungevano ad altri gravi provvedimenti quali bando ed esilio – venivano impartite nelle pubbliche piazze alla presenza dei nobili e della popolazione. Esisteva poi una pena accessoria, la confisca dei beni comminata solitamente per reati contro il patrimonio.

Il Borgo San Marzanotto si propone di rappresentare uno spaccato di tale impianto giudiziario, riproponendo la pena capitale inflitta per impiccagione, nonché una riproduzione, il più possibile fedele, delle pergamene su cui erano vergati gli articoli degli Statuti di Asti.


Borgo Viatosto

Colori: bianco e azzurro
Rettore: Giovanni Binello

Il Borgo Viatosto – anticamente detto Ripa Rupta – si trova all’estremo nord della città, su un colle, graziosamente raccolto intorno alla chiesetta della Madonna di Viatosto, intatto, pregevole esempio di romanico. Dal sagrato della chiesa si può godere il singolare panorama della città di Asti.

Viatosto, insieme con Don Bosco, ha vinto il Palio nel 1967, 1971 e 1980. Dal 1981 Don Bosco e Viatosto hanno costituito due Rioni distinti.

Il simbolo del lupo all’interno della chiesa di Viatosto
Il tema del corteo storico del Borgo Viatosto si ispira alle figure dei lupi rappresentati all’interno del bel tempio trecentesco da sempre centro della vita, non solo spirituale, del suo territorio. L’immagine di questo animale, presente anche in numerose chiese italiane, in quella di Viatosto appare su un capitello ove due lupi sono rappresentati accanto alle immagini del sole e della luna: gli animali selvaggi hanno un aspetto vagamente mostruoso, al punto da fare pensare alla figura mitologica e spaventosa del licantropo.

Simili bassorilievi sono presenti anche al di sotto dell’immagine dell’Agnello presente nella navata centrale della chiesa, forse a significare la superiorità del cristianesimo sul paganesimo, la contrapposizione tra il passato e il presente, tra la forza della Chiesa e la ferocia di chi le si oppone. All’interno del tempio, accanto all’altare maggiore, le immagini rappresentano un lupo più mansueto: non più una rappresentazione al limite del diabolico bensì un animale mite, una creatura di Dio, incapace di incutere timore. Immediato rievocare il versetto di Isaia: “… il lupo abiterà con l’agnello e il leopardo giacerà col capretto…”.

Il Borgo Viatosto vuole rappresentare le varie raffigurazioni di questo animale presenti nella Chiesa di Viatosto e le diverse valenze simboliche di carattere negativo che ha assunto nei secoli: la notte, la naturale paura che ne deriva e l’immagine di streghe e druidi che indossando pelli di lupi esercitavano arti magiche ballando al chiaro della luna. Nel corteo storico, il lupo incute paura con i suoi ululati, dà origine al mito del licantropo, l’ incrocio, frutto del peccato, tra uomo e lupo e a leggende terrificanti ; è l’animale che terrorizza la popolazione viatostese, difesa dall’intervento di cacciatori di lupi.


Comune di Castell’Alfero

Colori: azzurro, bianco e oro
Rettore: Paolo Tognin

Ammesso alla corsa per la prima volta nel 1989, Castell’Alfero, situato a 12 km da Asti in posizione collinare, è rinomato per la produzione vinicola e per il castello dalle linee settecentesche già appartenuto ai Conti Amico, ora sede del Comune.

Nota ai più la frazione Callianetto che, secondo la tradizione, avrebbe dato i natali alla popolare maschera piemontese “Gianduia”.
Castell’Alfero ha vinto il Palio nel 1997 e nel 1998.

Beatrice d’Este e il Re di Francia Carlo VIII giungono ad Asti 
Beatrice d’Este, giovane e bella moglie di Ludovico Sforza detto il Moro, Signore di Milano e governatore di Asti, si diresse nel 1494 alla volta di questa città per attendervi la venuta del re di Francia Carlo VIII; raggiunse dapprima Pavia e quindi, con il marito, il castello di Annone, appartenente al ducato di Milano, ove risiedette alcuni giorni. In settembre, proseguendo il viaggio, arrivò ad Asti; con lei oltre al marito vi erano il padre Ercole I, duca di Ferrara, e un corteo di 80 dame che si erano disputate l’onore di accompagnarla a rendere omaggio al re francese.

La giovane estense mise in opera ogni accorgimento e le sue grandi ricchezze per abbagliare quel re amante delle donne e del lusso. Si narra che il re sovrano le abbia baciate tutte, incominciando dalla Duchessa di Bari e dalla moglie di Gian Galeazzo Sanseverino: è la stessa Beatrice a raccontarlo con minuzia di particolari alla sorella Isabella, che non faceva parte del corteo di dame, in una lettera scritta da Annone, descrivendole inoltre un balletto che il re aveva espressamente sollecitato. Il Re Carlo VIII fu talmente colpito dalla bellezza e dallo spirito di Beatrice che la fece fare raffigurare in un ritratto da inviare in Francia.

Il gruppo di sfilanti del Comune di Castell’Alfero rappresenta il corteo della Duchessa Beatrice e del suo grazioso e sontuoso seguito per le vie di Asti, in compagnia del Re Carlo VIII, del Duca Luigi d’Orleans, di Ercole I e di Ludovico il Moro.


Borgo San Pietro

Colori: rosso e verde
Rettore: Anna Maria La Mattina

Il Borgo si colloca a est su una antica area suburbana, nei pressi dell’antica strada romana. L’elemento indubbiamente più importante del borgo è il pregevole complesso monumentale di San Pietro che comprende la rotonda del Santo Sepolcro (XII secolo), la casa priorale, l’ospedale dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme e la cappella Valperga (XV secolo). Il complesso ospita anche il Civico Museo Archeologico.
San Pietro ha vinto il Palio nel 1968, nel 1969, nel 1973 e nel 1983.

Il Borgo San Pietro sfilerà con il solo vessillo, a seguito di sanzione del Capitano del Palio per non aver rispettato la composizione d’obbligo nel corteo storico del Palio 2017, in base all’ art. 27 del vigente Regolamento del Palio.


Borgo Tanaro Trincere Torrazzo

Colori: bianco e azzurro
Rettore: Thomas Neri

Il vasto Borgo Tanaro Trincere Torrazzo si stende a sud della città e prende il nome dal fiume Tanaro che lambisce Asti a meridione. Borgo popolare per eccellenza, era abitato in particolare da barcaioli, pescatori, lavandaie e ortolani che traevano il loro sostentamento dal fiume.
La fertile piana del Tanaro ha sempre dato pregiati frutti ed ancora oggi è fiorente la produzione orticola in serra.
Tanaro Trincere Torrazzo ha vinto nel 1990, nel 2002 e nel 2010.

Le torri medioevali, patrimonio culturale e artistico di Asti
Asti vanta un patrimonio di quaranta torri medievali ancora esistenti – alcune integre, altre abbassate, inglobate negli edifici o ridotte alle sole fondazioni – alle quali ne vanno aggiunte altrettante scomparse ma note grazie ai documenti, a fronte di un numero che in origine doveva essere superiore e di certo non lontano dalle centocinquanta riscontrabili in città come Firenze o Bologna. Costruite a partire dal XII secolo dalle famiglie eminenti che avevano contribuito alla nascita del Comune, inizialmente furono concepite come strutture difensive e di presidio.

A causa del loro eccessivo proliferare, dai primi decenni del Duecento le leggi comunali imposero quasi ovunque drastiche limitazioni relative all’altezza, nel tentativo di scoraggiarne la costruzione. In moltissime città italiane in effetti ciò costituì un freno definitivo alla loro realizzazione; ad Asti, per contro, furono ripensate nelle loro funzioni e nelle tipologie costruttive. Abbandonato il modello di piccola fortezza urbana chiusa e inaccessibile, le nuove torri cittadine recuperarono in ampiezza ed eleganza ciò a cui dovettero rinunciare in altezza, diventando lussuosi “status symbol” per le numerose famiglie della nuova aristocrazia che traeva le sue fortune dai commerci e dal prestito. Elementi generatori e qualificanti delle raffinate residenze, entro le quali non di rado ospitavano i vani più prestigiosi e confortevoli, erano anche aperte alla vita collettiva e sociale grazie ai locali a pianterreno adibiti a botteghe o fondachi.

Il Corteo di Tanaro presenta alcune delle torri più significative tra quelle in tutto o in parte ancora esistenti. La torre Bertramenga-Scarampa del mercato del Fieno, costruita nel XII secolo e prescelta dagli Statuti comunali come limite massimo per l’altezza di tutte le altre elevate successivamente; la torre Troiana, una delle prime ad essere dotate del coronamento merlato, diventata in seguito torre civica; la torre De Regibus, ispirata a modelli vercellesi, l’unica a pianta ottagonale a essersi conservata; la torre dei Gardini, oggi detta “Comentina”, che da quasi otto secoli segna orgogliosamente l’ombelico della città; la torre dei Roero, uno degli esempi più raffinati ed eleganti; la torre dei Solaro “de Caneto”, distrutta durante le guerre di fazione, poi ricostruita, più volte abbassata in età moderna ma ancora emergente; la torre dei Guttuari nel mercato del Santo, anch’essa mozzata per rappresaglia durante gli scontri tra guelfi e ghibellini.


Comune di Baldichieri

Colori: argento, azzurro e oro
Rettore: Federico Robino

Baldichieri, centro agricolo di antica tradizione situato sulla strada romana a 10 km a ovest di Asti, è già menzionato in un manoscritto del 1041 (diploma dell’Imperatore Enrico III) con il nome di “Mons Baldecherii”.
Il castello medievale che anticamente sorgeva sulla sommità del colle è stato danneggiato a più riprese, in più eventi bellici, sino alla sua completa distruzione nel Settecento, durante la guerra di secessione spagnola. Pregevole la parrocchiale dedicata a San Secondo Martire dal cui sagrato si gode un singolare panorama delle colline circostanti.
Finora non si e’ ancora aggiudicato il Drappo.

Giuramento di fedeltà al vescovo di Asti da parte di Piero Confalonieri di Marenzana
Tra il 1237 ed il 1238 il Vescovo di Asti avviò una politica di recupero e di difesa dei possessi episcopali, rinnovando le investiture ed esigendo un nuovo giuramento di fedeltà dai Vassalli e dalle Comunità dipendenti, tra cui anche Baldichieri. Nell’anno del Signore 1238, sabato 11 maggio, alla presenza di testimoni, Pietro Confalonieri di Marenzana prestò fedeltà al Vescovo di Asti ed ai suoi successori, con la promessa di rispettare ogni condizione propria della fedeltà e di ‘consegnare’ il feudo e i vassalli.

Nell’atto, sottoscritto nel castello di Asti, sopra il loggiato del Vescovo, alla presenza del Maestro Giacomo da Montemagno, di Ruffino, canonico della chiesa vescovile di Sant’ Aniano e di Giacomo Della Fonte e redatto dal notaio Giribaudo da Valperto, Pietro Confalonieri di Marenzana, consegnò al Vescovo il castello di Garabello e i diritti ad esso collegati Consegnò altresì il castello di Monsbaudicherius, presso il Planum Santi Michaelis , nel territorio adiacente la via Fulvia della Vallis Trivetie (Val Triversa) ed i suoi vassalli.

Il Comune di Baldichieri intende celebrare il trentesimo anno di partecipazione al Palio di Asti, riproponendo il tema del corteo storico scelto in occasione della prima partecipazione alla storica manifestazione astese, nel 1988.


Rione Santa Caterina

Colori: rosso e celeste
Rettore: Nicoletta Sozio

Il nome del Rione deriva dalla pregevole chiesa parrocchiale (sec. XVIII) dedicata a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto.
Adiacente alla chiesa si ammira la Torre rossa o di San Secondo in laterizi e arenaria, che nella parte inferiore conserva la struttura di porta palatina di epoca romana (I secolo d.C.), sopraelevata poi in età medievale (XI secolo).
Il primo Palio e’ stato vinto nel 1970. Ha poi nuovamente vinto nel 2003 e nel 2014.

Festeggiamenti in Asti in occasione del passaggio di Arrigo VII tra le mura cittadine
Correva l’anno 1310 e Asti ghibellina, come ci racconta il cronista Guglielmo Ventura, accoglieva festante l’imperatore Enrico VII, l’ ”alto Arrigo” ricordato da Dante, che nel corso del suo viaggio diretto a Roma per ottenere l’incoronazione toccò i principali centri dell’Italia centro settentrionale La sua presenza aveva lo scopo di restaurare l’autorità imperiale nell’Italia del nord pacificandola dopo un periodo di forti tensioni Egli ridimensionò la preminenza guelfa, ordinò che fossero riammesse nelle città le famiglie ghibelline esiliate e affidò il governo a propri vicari affinché governassero e amministrassero la giustizia conferendo pace e stabilità.

La famiglia dei nobili Roero, schierata politicamente con i ghibellini e per questo motivo esiliata dalla città dalle forze guelfe, con l’intenzione di esprimere all’Imperatore la sua gratitudine per la fine dell’esilio e il tanto desiderato rientro tra le mura cittadine, decise di organizzare grandi festeggiamenti in suo onore. I festeggiamenti prevedevano ricchi banchetti e svaghi di ogni tipo per tutti i partecipanti. In epoca medievale infatti, il banchetto ricopriva molteplici significati. Con esso si ricambiavano favori politici ricevuti, si ristabilivano alleanze e dominazioni, si ostentavano ricchezze e si onoravano ospiti importanti.

L’abbondanza del cibo offerto rispecchiava la ricchezza della famiglia nobile che lo aveva allestito: sulle ricche tavole imbandite vi erano arrosti, selvaggina condita con spezie ricercate e costose, pesci, minestre, miele e salse dai sapori più diversi. Completavano il clima di festa musiche e danze, saltimbanchi, cantastorie, giocolieri del fuoco con le loro divertenti esibizioni.


Borgo Santa Maria Nuova

Colori: rosa e azzurro
Rettore: Barbara Concone

Borgo cittadino tra i più antichi, deve il suo nome alla chiesa omonima, già attestata nel 1009. All’interno della chiesa si può ammirare la pala d’altare di Gandolfino da Roreto “Madonna col bambino e coi santi” risalente al 1496.
Sino al primo quarto del XIV secolo il borgo sorgeva fuori le mura e ne fu incluso nel 1342 quando Luchino Visconti, Signore di Asti, fece costruire una nuova cerchia di mura.
Santa Maria Nuova ha vinto il Palio nel 1972, nel 2000, nel 2005, nel 2006 e nel 2009.

L’investitura a cavaliere
La Cavalleria come ideale di vita e codice di condotta del guerriero a cavallo è un fenomeno tipico dell’età medievale. Anche Asti, come i maggiori centri dell’Italia settentrionale, risente della nuova cultura cortese proveniente dalle regioni della Champagne e della Borgogna, che esalta i valori cavallereschi: fin dal 1250 esiste in Asti una “Societas Militum” e negli Statuta Revarum viene menzionato il dazio per le lance da giostra; i simboli dell’investitura cavalleresca compaiono anche nella statua di San Secondo, addobbato da perfetto cavaliere tardo trecentesco.

Il giovane figlio del nobile che ambiva a diventare cavaliere doveva intraprendere un percorso impegnativo: all’età di sette anni abbandonava l’ambiente familiare per il tirocinio presso un “signore” che terminava, compiuti i ventuno anni, con l’investitura a cavaliere. La cerimonia di adoubment (addobbamento) era solenne: solitamente a Pasqua o a Pentecoste si teneva la “Benedictio Novi Militis”, durante la quale l’uomo in armi dichiarava fedeltà ai principi etico-religiosi della Cavalleria. L’aspirante cavaliere la sera prima si raccoglieva in meditazione: mentre le armi giacevano sull’altare egli vegliava, s’immergeva in un bagno purificatore, poi vestiva la clamide bianca ed entrava nella cappella dedicata a San Martino o San Giorgio e pregava.

Al mattino avveniva la consacrazione: gli venivano consegnate la spada, gli speroni ed il cinturone e quindi pronunciava il giuramento del cavaliere. E’ quest’ultima parte della cerimonia che viene rappresentata nel corteo storico: alla presenza delle autorità civili e religiose, il giovane paggio è in attesa dell’investitura; gli fanno corona altri giovani cavalieri che portano le insegne di san Giorgio e san Maurizio, gli speroni, la spada ed il cinturone, lo scudo. Seguono i nobili della casata con alcune dame che portano la veste bianca ed il mantello rosso usati dal cavaliere per la “veglia d’armi”.


Comune di Montechiaro

Colori: bianco e celeste
Rettore: Roberto Fava

Il Comune di Montechiaro, situato a 15 km da Asti in posizione collinare, fondato dagli astigiani nel XIII secolo, conserva un pregevole centro storico medievale, con resti di fortificazioni.
Poco fuori dall’abitato, su di un poggio, si erge la Chiesa di San Nazario, gemma del romanico risalente, probabilmente, al XII secolo. Suggestiva anche la pieve di Santa Maria Assunta di Pisenzana con fondazioni protoromaniche, chiesa cimiteriale sino al 1894.
Il Comune di Montechiaro ha vinto il Palio nel 1981.

De arte venandi cum avibus
Il trattato De arte venandi cum avibus, relativo alla caccia praticata con l’ausilio di uccelli rapaci, opera di Federico II di Svevia antecedente al 1248, è una delle opere più significative del Medioevo, testimonianza sia della passione totalizzante che egli nutrì per l’ars della caccia con i rapaci, elevata a filosofia di vita sia della sua profonda cultura naturalistica concepita nel rispetto del rapace. Esperto e grande conoscitore dei questa nobile arte fu anche Carlo di Valois-Orléans (1394-1465) figlio di Luigi di Valois-Orléans e di Valentina Visconti. Divenne duca d’Orléans dal 1407 e erede al trono di Asti – in seguito all’assassinio del padre – sul quale fece un timido tentativo di far valere il proprio diritto successorio, prima di dedicarsi al ruolo di mecenate delle arti, tra cui la caccia.

Le cacce dei re rappresentavano occasioni per manifestare la magnificenza degli apparati delle corti, grazie alle lussuose escursioni nelle grandi riserve popolate di selvaggina e a esibizioni – in presenza di ospiti di alto rango – di superbe mute di cani, di sapienti capicaccia, di cacciatori provetti. Falchi, cani, falconieri sono come diretti da un grande regista, l’imperatore Federico II, esperto conoscitore dei segreti dell’ars venandi, così come dell’arte di governare gli stati e i popoli.

La morte prematura dell’Imperatore interruppe la stesura del trattato: lo trovò incompiuto il figlio Manfredi, che a sua volta intervenne sul testo lasciandoci la straordinaria testimonianza di un codice miniato tra i più noti e amati del nostro Medioevo. Donato infine nel 1622 dal duca Massimiliano di Baviera a papa Gregorio XV è attualmente conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.


Rione San Secondo

Colori: bianco e rosso
Rettore: Mauro Nebbiolo

Il Rione San Secondo, comunemente detto “del Santo” porta il nome del Santo Patrono. Situato nel cuore della città, comprende, tra l’altro, Piazza Alfieri, sede della corsa.
La Collegiata di San Secondo (risalente, nelle forme riconducibili a quelle attuali, al sec. XIII) ha sede nel rione, e conserva, nella cripta, una preziosa urna d’argento che custodisce le spoglie mortali del Santo nel cui nome si corre il Palio. Su piazza San Secondo si affacciano i più importanti palazzi della Città: Palazzo Civico di gusto settecentesco su preesistenze medievali, Palazzo degli Antichi tribunali in cui si amministrava la giustizia, e Palazzo del Podestà.
San Secondo ha vinto il Palio nel 1982 , nell’edizione del Giubileo del 2000 e nel 2007.

Coboldi, folli, uomini-albero e uomini-cane: folklore medioevale nei capitellli della collegiata di San Secondo ad Asti
I capitelli della collegiata di San Secondo, realizzati alla fine del Trecento, tra volute vegetali e scudi araldici delle famiglie committenti ospitano una strana ed inquietante popolazione. Vi compaiono i “folli” dall’espressione enigmatica e in abito da giullare, protagonisti delle trasgressioni carnevalesche e sovvertitori dell’ordine costituito. Si alternano ai misteriosi uomini-albero dal volto fatto di foglie, semi-divinità precristiane non sempre benevole, custodi dei boschi e delle foreste.

Timidi coboldi dalle lunghe orecchie e dalle membra rachitiche, spiritelli domestici e capricciosi, sorreggono il peso del tiburio e vanno identificati con gli sfuggenti “sarvàn” delle farse astigiane di Gian Giorgio Allione alla fine del Quattrocento. E altri strani ibridi, cani e pantere dai tratti umani, reminiscenze forse di antichi rituali longobardi. Se in epoca romanica i mostri e le creature fantastiche che popolavano le chiese sono incasellati in una loro razionale zoologia e interpretano ruoli precisi nella narrazione della storia della Salvezza, in quella tardo-gotica rappresentano il folklore magico e rituale dell’epoca, originato da culti arcaici a lungo repressi, che si prende la rivincita e invade il luogo sacro della religione che aveva decretato l’ostracismo contro tali tradizioni.

Nei “folli”, ad esempio, riemergono le feste romane dei “Saturnalia”; gli uomini-albero, per contro, vanno collegati ai culti del dio silvano Kerumnus, praticati dalle popolazioni europee celtiche e liguri. I timidi coboldi appartengono alle saghe norrene, introdotte nell’Italia dell’alto Medioevo dai popoli germanici. Cinocefali, uomini cane e uomini pantera da una parte si ricollegano alle feste romane dei Lupercalia, durante le quali i celebranti indossavano spoglie e pelli di animali feroci, dall’altra alla reminiscenza di antiche sette di guerrieri longobardi, i cui adepti combattevano indossando terrorizzanti maschere di lupo, di mastino o di grandi felini.

La rappresentazione del folklore magico e popolare è molto frequente nelle chiese tardo-gotiche del nord Europa; in Italia, per contro, i capitelli astigiani della collegiata di San Secondo costituiscono, se non un unicum, certamente un esempio molto raro per qualità, varietà e completezza.


Comune di Moncalvo

Colori: bianco e rosso
Rettore: Filippo Raimondo

Importante centro monferrino, Moncalvo dista 20 km da Asti ed è noto per la sua indiscussa tradizione enogastronomica e per essere stato capitale del Marchesato di Monferrato.
Ricco di storia, le cui vestigia si possono ammirare ancora oggi – Chiesa di San Francesco, bastioni, Chiesa della Madonna – ha dato i natali a Rosa Vercellana (la Bela Rusin, Contessa di Mirafiori) moglie morganatica di Vittorio Emanuele II. Di antica tradizione e grande richiamo la Fiera Nazionale del Tartufo (ottobre) e la Fiera del Bue Grasso (dicembre).
Moncalvo ha vinto il Palio nel 1988, nel 1989, nel 1994 e nel 1995.

Bastone e palla: la soule à la crosse 
Nell’odierna comunità aleramica una delle pratiche sportive più seguite è l’hockey su prato, uno sport nel quale Moncalvo rappresenta l’unico club di tutta la provincia di Asti. Non tutti sanno, però, che l’hockey su prato ha origine antiche e che nell’Europa medioevale era assai popolare. Se è soprattutto nelle Isole Britanniche e in Francia che l’hockey su prato ha trovato terreno fertile, anche nella Marca Monferrina, specialmente durante i tornei cavallereschi, si ha notizia di giochi praticati con bastone e palla, meglio noti come “soule à la crosse”.

Benvenuto San Giorgio, nella sua Historia Montis Ferrati, fa riferimento ad appositi statuti per questo ed altri giochi che stavano lentamente soppiantando il tiro con l’arco. Un censimento delle attività imprenditoriali, svolto a inizio ‘400 a Casale e nel basso Monferrato, certificava la presenza di botteghe dove venivano prodotte mazze e stecche per la soule à la crosse e per i numerosi giochi da essa derivati. I nobili lo praticavano nelle corti, in giardini ben curati o in appositi campi da gioco. Le persone comuni utilizzavano qualunque spazio a disposizione: campi fangosi, terreni sassosi o le trafficate via cittadine. Le mazze, leggermente ricurve a un’estremità, erano di solito realizzate in legno di frassino o noce, ma, pur di giocare, qualsiasi materiale di recupero poteva andare bene. La palla, invece, era solitamente in legno oppure in osso o in cuoio.

L’obiettivo delle partite era di contendersi la palla tra giocatori e di scagliarla verso una meta delimitata da pali. Sebbene la mazza fosse lo strumento principale del gioco, si potevano colpire con le mani o con i piedi sia la palla sia gli avversari. Così il gioco diventava una mescolanza tra hockey su prato e lotta libera con contusi e feriti, a volte, anche gravi. Questo sport poteva contare su estimatori illustri anche tra il gentil sesso: Giovanna d’Évreux, terza moglie del re di Francia Carlo IV il Bello, era appassionata di un gioco che, dalle descrizioni che ci sono rimaste, appare molto simile all’hockey su prato: ella stessa vi prendeva parte, utilizzando una raffinata mazza in argento.

Proprio come nei tornei cavallereschi, la dama diventava madrina dei giocatori donando loro un fazzoletto, un nastro o un qualsiasi parte del suo abbigliamento e a lei era dedicata la vittoria. Inoltre, alla dama spettava il compito di offrire il premio della partita che spesso consisteva in una corona d’alloro in oro oppure un anello, un gioiello o una semplice ghirlanda.


Comune di Nizza Monferrato

Colori: giallo e rosso
Rettore: Pier Paolo Verri

Nizza Monferrato, anticamente detta “Nizza della paglia” perché, secondo la tradizione, nella fretta di costruire il borgo, gli abitanti coprirono i tetti con la paglia anziché con i coppi, dista 29 km da Asti ed è centro agricolo e vitivinicolo di notevole importanza, soprattutto per la produzione del vino Barbera (D.O.C.G.)
Ricco di vestigia del passato – Palazzo Crova e Palazzo Civico con torre merlata – Nizza ha vinto il Palio nel 1986 e nel 2016.

Textores et sartores Niceae Palearum
Nizza, intorno alla metà del XIII secolo, favorì l’insediamento di artigiani nel territorio, regolando la loro attività, come indica il Liber catenae: tra loro troviamo sarti e tessitori. Questi ultimi ricevevano il filo occorrente alla tessitura dal cliente, dovevano pesare il filo in sua presenza e, controllo che andava ripetuto una volta effettuata la lavorazione per verificare che il peso della stoffa corrispondesse a quella del filo consegnato. Ai tessitori era proibito di lavare la canapa ed il lino in alcuni tratti del Belbo e nei fossati dell’abitato.

Le norme fissate dal podestà per i sarti riguardavano quasi esclusivamente i prezzi che essi potevano richiedere per la confezione dei vari capi di vestiario, che si aggiravano intorno a una decina di denari per una tunica, fino a quattro soldi per la confezione di un corsetto e di una gonna: naturalmente tanto più le confezioni erano ornate di fregi, o foderate tanto più erano costose. Quando un cliente portava della stoffa al sarto per farsi confezionare un vestito, il sarto doveva eseguire il taglio del vestito e imbastirlo in presenza del cliente stesso, quindi pesare la stoffa assieme a tutto il necessario per completare il vestito, ad eccezione del filo.

Quando poi il vestito veniva consegnato, si doveva nuovamente procedere alla sua pesatura ed era richiesto che il peso fosse uguale a quello iniziale. Se questa norma non fosse stata osservata, la multa che avrebbe colpito i trasgressori era di ben cento soldi. Il podestà, entro quindici giorni dal suo giuramento, doveva richiedere a tutti i sarti di giurare l’osservanza delle norme che abbiamo ricordato.


Comune di Canelli

Colori: bianco e azzurro
Rettore: Giancarlo Benedetti

Canelli, centro spumantiero noto a livello internazionale, si trova a 30 km a sud di Asti. Il paese, dominato dall’imponente mole del castello Gancia, ha il suo fulcro nella produzione vinicola di alta qualità dovuta, soprattutto, a terreni particolarmente vocati per la coltivazione del vitigno moscato, “padre” del rinomato Asti Spumante.
Canelli ha vinto il Palio nel 1974.

Opere idriche in Canelli: nobili e popolo finanziano e ringraziano
Il territorio canellese è caratterizzato dalle alte colline tipiche di questa zona compresa tra Monferrato e Langa Astigiana ed è situato sul primo aprirsi della valle del torrente Belbo, su una porzione di pianura circoscritta dalle ultime propaggini della collina astigiana lungo la riva destra del Tanaro e dalle prime pendici della Langa. La coltura della vite, che tuttora domina il paesaggio, era già largamente diffusa a Canelli nell’epoca romana.

Dopo il crollo dell’Impero romano, Canelli vive un lungo periodo di decadenza, ma a partire dall’Alto Medio Evo, inizia, con orgoglio, a rifiorire. Verso la metà dell’XI secolo giungono sul territorio i discendenti dei Conti di Acqui che ne assumono la Signoria ampliando il loro potere grazie ad una estesa ramificazione parentale, che darà origine al Consortile di Canelli, comprendente anche numerosi territori del Circondario. Nel 1235 i Signori del Consortile si sottomettono al comune di Asti e, da quel momento, Canelli, ininterrottamente sino ad oggi, seguirà le vicende storiche dell’Astesana.

Quando Luigi d’Orleans, diventato Signore di Asti, decide di occuparsi delle località recate in dote dalla consorte Valentina Visconti inizia a regolamentare e controllare i redditi derivanti dai molini ed incentiva la costruzione di opere irrigue in tutto il territorio da parte delle comunità locali, le più interessate allo sviluppo ed alla produzione agricola e vitivinicola. Questi corsi d’acqua artificiali, tipici del paesaggio agricolo delle pianure pedemontane alpine e padane in generale, venivano detti “bealere”, da beale o bedale che significa ‘rivo’.

Nel Corteo del Palio di quest’anno la città di Canelli intende celebrare un momento di particolare giubilo da parte di tutta la popolazione, che unisce tutti i gruppi sociali che hanno contribuito alla realizzazione della cosiddetta “bealera orléanese”. Sfileranno dunque contadini festanti con i doni della terra – che si auspicano più abbondanti grazie alla nuova derivazione –mercanti e artigiani che, grazie alle nuove installazioni di molini, possono incrementare le loro produzioni e i commerci, prosperose balie e vivaci lavandaie cariche di panni candidi e puliti e ancora nobili feudatari che hanno elargito le somme necessarie alla realizzazione del canale, contribuendo alla crescita ed all’arricchimento del territorio da loro amministrato.


Rione Cattedrale

Colori: bianco e azzurro
Rettore: Flavio Arnone

Il Rione della Cattedrale prende il nome dalla pregevole fabbrica gotica che si erge in tutto il suo magico splendore a occidente dell’antico centro storico.
Il duomo, che nelle forme attuali risale al XIV secolo con torre campanaria del 1266, rappresentava, nel Medioevo, il fulcro della vita astese: nella attigua piazza si svolgeva un importante mercato e da quella stessa piazza, ancora oggi, prende avvio il corteo storico del Palio.
La Cattedrale ha vinto il Palio nel 1977.

Fuit confessus… Banchieri, usura e salvezza dell’anima
Tra il XIV e il XV secolo, grazie alla attività di prestigiose famiglie di banchieri e mercanti, Asti si collocava all’ottavo posto tra le città più ricche della penisola. Grandissime quantità di denaro, alimentate soprattutto dai traffici commerciali, circolavano tra le sue mura e venivano ridistribuite da nord a sud in tutta Europa sotto forma di prestiti su pegno che i banchieri astigiani – conosciuti come Lombardi – concedevano attraverso le numerose casane situate anche al di là delle Alpi. Una ricchezza che però attirava spesso gravi accuse, prima tra tutte quella di essere usurai.

Considerata dalla Chiesa un peccato gravissimo, l’usura prevedeva una terribile pena eterna, ben rappresentata da Dante nel suo Inferno: il poeta colloca gli usurai tra i violenti contro Dio, natura e arte, costretti eternamente a sedere nudi su un deserto di sabbia infuocata portando al collo una tasca col blasone della propria famiglia. Una prospettiva terrificante, visivamente rappresentata nei codici danteschi del XIV e del XV secolo, che doveva fungere da deterrente contro questa pratica proibita.

La Chiesa, madre generosa, era tuttavia pronta ad accogliere i rei confessi che, pentiti e pronti al risarcimento delle ricchezze indebitamente percepite, a lei si rivolgevano per salvare la propria anima dalla dannazione eterna. Il Capitolo della Cattedrale, il più importante centro notarile ecclesiastico della città, diventa quindi il luogo di raccolta di queste ammissioni di colpa: numerosi sono infatti i documenti in cui banchieri di famiglie come Solaro e Pelletta, sul finire della propria vita, affermavano di aver praticato l’usura e percepito male ablata – il sequestro di beni a risarcimento di un prestito -, confessioni che i notai diligentemente trascrivevano indicando l’ammontare delle ammende, destinate a usi pii e al sostegno del poveri.

La buona o cattiva gestione del denaro, soprattutto in ambiente di forte circolazione di ricchezze, era costante oggetto di attenzione da parte dell’ istituzione ecclesiastica, massima autorità civile e morale: vizi come l’Avarizia e la Prodigalità erano duramente condannati mentre la Liberalità era esaltata quale importante virtù del buon banchiere. Il Rione Cattedrale intende far rivivere momenti di pubblica penitenza in cui le nobili famiglie si confessano davanti al Capitolo, ben consapevoli della eterna pena che li attende in caso di morte impenitente.




Informazioni su Link_AT

Asti non è solo il nome commerciale di un vino molto esportato, ma soprattutto una città piemontese dalle grandi potenzialità. Qui potete trovare informazioni sui più interessanti eventi in programma sul territorio.

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